Giro alpino tra Slovenia, Austria e Italia

Giro Slovenia Austria Italia

Un po’ come gli amici che devono assolutamente recuperare l’antico vaso o quelli che devono salvare il barcone con gli strumenti, la nostra missione di quest’anno era solamente una: mettere le ruote sul Großglockner.
Nel 2012 ci era sfuggito per poco grazie al nostro solito mix di fortuna e meteo per i posti oltre i 2000 metri di altezza. Complici un po’ le foto continue di altri motociclisti (vero Fabbry???) che tornano e ritornano là e la striscia positiva di tempo soleggiato oltre i 2000 iniziata alla Bonette volevamo riprovarci a tutti i costi.
L’itinerario parte però da dove avevo interrotto l’anno scorso, la Slovenia. Via quindi da Reggio puntando ad est e su suggerimento di Alby facciamo tappa a Treviso. Una bella cittadina, personalmente non sapevo che fosse quasi “galleggiante” sopra a canali sommersi che ogni tanto riaffiorano: questo la rende infatti molto sorprendente e piacevole da visitare. Da vedere assolutamente il mercato del pesce, che ogni giorno ha sede su un isolotto al centro della piazza.

Siccome non vogliamo farci mancare le mode qui inauguriamo il primo di una lunga serie di selfie con la GoPro. Visto quanti se ne fa la gente non è neanche più di tanto strano, ma noi con la dovuta precisione ne faremo sempre uno in ogni posto saliente del viaggio. Rigorosamente controsole e con gli occhi chiusi, tranne Alby che avrà sempre gli occhiali.
Il primo albergo è nei dintorni di Caporetto, in Slovenia. Eh sì, è in Slovenia… io fino a quando l’ho cercato su Google Maps ero convinto che fosse tipo dalle parti del Piave (non che siano lontanissimi, però ce n’è). 4 in geografia, ok, ma bene o male a scuola è noto solo per la famosa disfatta della prima guerra mondiale, da qui l’associazione.
Quindi, in buona sostanza, siamo a Treviso e dobbiamo andare a Caporetto, cosa andiamo a vedere di bello nel mezzo? Ah che ne dite della diga del Vajont?
Dai bene, imposto sul navigatore “Vajont” e andiamo. Qualche km e scopriamo che il nostro 4 in geografia diventa un 3… Il nome della diga deriva dal corso d’acqua che stoppava, non dal paese. Distano l’uno dall’altra 45Km infatti. Benissimo.
Vista un po’ l’ora puntiamo verso Caporetto senza andare poi alla diga ma prima di fermarci all’albergo passiamo dal sacrario militare. E’ una chiesa (che però esisteva prima dell’ossario) posta su un monte che sovrasta Caporetto dove sono posti i resti di 7000 soldati italiani morti nella prima guerra mondiale. Il mix tra l’architettura, il posto dove è collocato e la quiete della zona lo fanno risultare un luogo dove pensare in silenzio a quanto successo nella storia. Quasi la sensazione che avevo provato nel parco che ora c’è a ground zero.


Il B&B prenotato da Booking si annunciava un po’ come il più economico mai visto nei nostri giri, ma le recensioni erano comunque buone e quindi non ci siamo fatti troppi scrupoli. Il navigatore ci porta nel bel mezzo di un quartiere residenziale composto da 10-20 case al massimo. Stavo quasi per tirare fuori la prenotazione quando ci viene incontro una ragazza che ci fa capire di essere la titolare del B&B. In pratica il B&B è casa loro, abbiamo a disposizione una stanza per dormire, il bagno è in comune con loro, il WiFi è gratis e al mattino ci preparerà lei una super colazione. Se questa non è ospitalità!!

Colazione B&B Caporetto

Alla sera apprezziamo anche un altro aspetto della Slovenia: si mangia con meno della metà del budget necessario in Italia! Hamburger enorme, Ćevapčić per due, tutto con contorno, 6 birre… 27€. 9 a testa eh… Un litro di birra (Laško ovunque) là costa 4€.

Hamburgerone

La prima sera però, per consolidare il fatto che questo sarà un giro con una parte con comune con quello del 2012 usciamo belli tranquilli in moto per andare a cena e si mette inesorabilmente a piovere. Grazie.
Il secondo giorno inizia comunque con il cielo sgombro e l’ottima colazione di Ana. Le prime due tappe saranno dei laghi sloveni, Bohinj e Bled. Il primo molto più tranquillo e quasi da paesaggio alpino, il secondo un po’ più frequentato e turistico, complice la notorietà e l’isolotto posto al centro che lo rende un posto da cartolina.
Alby ci tiene molto a continuare la sua tradizione di provare l’acqua di tutti gli specchi d’acqua che incontra, ma qui evolve la sua tecnica facendo direttamente il bagno! Andre lo segue per quello di Bled e io per quello di Bohinj, anche se solo per le caviglie. Le temperature sono anche gradevoli, non sono i soliti laghi dove fanno il bagno solo i turisti del nord europa.


La Slovenia però rimane sempre la bella Slovenia che avevo lasciato lo scorso anno: verde, con acqua ovunque, centri abitati piccoli e molto distanti l’uno dall’altro… è sempre un piacere. Ah e per confermare quanto sia piacevole mangiare fuori qui, il pranzo al ristorante ci costa 7€ a testa.

Slovenia

L’ultima tappa slovena è il passo della Moistrocca (in sloveno Preval Vršič). Il versante dal quale saliamo è quello più caratteristico e famoso, dove ogni tornante è pavimentato con i sanpietrini e la visuale è a picco sulle rocce di Kranjska Gora. Non essendo molto alto non abbiamo ovviamente problemi con il meteo (sanpietrini e acqua non sarebbero stati una cosa molto gradevole), ma scatta la famosissima gara in folle lungo la discesa.


Quest’anno c’è un partecipante nuovo al via: la Bonneville (aka Fuser) che si preannuncia agguerrita. All’inizio della gara infatti non c’è scampo, la Bonneville esce dai tornanti forte del suo peso (e che peso) posto in basso, seguita dalla Hornet. Quando tutto sembra però ormai perduto interviene una saefety car che livella tutto, portando per alcuni istanti addirittura il GS in testa. Gran scorrettezza però della moto inglese che con il motore acceso supera la saefety car e tenta la volata, seguita nell’azione (solo per poter continuare la garetta ovviamente) dalla tedesca e dalla giapponese.
Quando la diescesa si affievolisce e non ci sono più tornanti la scoperta per la Bonneville è davvero amara! La sua conformazione la rende ottima per i tornanti ma non per lo scorrevole, dove l’Hornet recupera l’enorme svantaggio e va a vincere filmando tutto, sorpasso finale compreso, con la GoPro. Doppia beffa (documentata).
Finita la garetta ci dirigiamo verso Tarvisio, confine austriaco e Maria Luggau, dove abbiamo il secondo albergo. E’ facile capire dove dobbiamo andare, come spesso accade è proprio dove si vede uno scroscio d’acqua enorme contornato da fulmini… è il nostro appuntamento quotidiano con una piovuta.
Nonostante Austria e Slovenia siano vicine e confinanti sono sempre molto diverse e riconoscibili l’una dall’altra. L’Austria ci accoglie con le sue vallate aperte e spioventi, maggiori altitudini e maggior densità di popolazione. Oltre che ad una graditissima benzina verde a 1,280€ al litro, 10 centesimi in meno che in Slovenia (nel momento in cui scrivo la verde a Reggio è circa a 1,6€ al litro).

Alby Austria

Pronti, via, terzo giorno missione Großglockner. Non c’è una nuvola in cielo fortunatamente e il meteo è ideale. In pianura fa davvero caldo e anche in qualche vallata austriaca si superano i 30°C, ma fortunatamente dovremo andare a 2000m.
La missione inizia verso le 10 quando arriviamo alla barriera per pagare il pedaggio per il Großglockner. E’ fatta, entriamo!
Dalla frontiera fino al ghiacciaio credo non ci sia una curva brutta, un pezzo di strada da non menzionare o un paesaggio da non fotografare. Alby e Andre concordi, è una zona dove ovunque ti giri vedi panorami pazzeschi o curve da piega. Ne valeva la pena! Quasi quasi anche per i 24,50€ del pedaggio.


Il ghiacciaio in sé ormai è piuttosto ristretto e ritirato, non c’è molto da vedere, anche se arrivare in quel piazzale, con tutte quelle moto e a quelle altitudini è sempre impagabile. Poi a Luglio 20°C e l’aria pulita gustano sempre.
Lì scopriamo anche che Fuser ha un certo fascino, al punto di spingere una tipica biker tedesca sulla 50ina (appiedata però) a chiedere una foto con il proprio telefono in sella alla Bonnevile. E noi che pensavamo fosse solo una moto vintage…

Fuser

Lungo la strada troviamo continuamente delle Audi R8 spyder. Ma non 4 o 5… almeno 20 o 30, sempre in gruppi di 3 o 4 macchine. Come a dire… se non hai l’R8 spyder sei proprio venuto qua per niente! Internet ci viene in soccorso svelando l’arcano: è l’Audi R8 Spyder Alpen Tour, che a fronte di 1800€ per la partecipazione mette a disposizione per 3 giorni la macchina partendo da Monaco con un itinerario stabilito.
Ormai che siamo qui percorriamo proprio ogni singolo metro della strada a pagamento, svalicando e andando verso l’interno dell’Austria, faticando a non fermarci ad ogni panorama per fare una foto. Alby riuscirà comunque a trovare un laghetto da andare a sentire e la neve, altro must per le foto estive.
Qualche vallata Austriaca più in là puntiamo l’Italia passando per il Passo Stalle, il famoso passo a senso unico alternato: per un quarto d’ora c’è verde per chi scende, poi rosso e per un altro quarto d’ora finisce di transitare chi scende. Nella successiva mezz’ora il flusso si inverte. Fortunatamente arriviamo quando mancano solo 20 minuti al nostro via libera e quindi aspettiamo poco.
Sulle prime è divertente sapere di avere una strada a senso unico, ma rimane comunque quel minimo di istinto a tenere la destra perché “non si sa mai”… infatti: detto fatto. Un GSR ignora il rosso a salire e lo incrociamo a metà strada. Un bel rischio, più per lui forse.


Appena sotto al passo c’è il lago di Anterselva, dove ci fermiamo per la solita comparazione delle acque. Qui però la temperatura è decisamente proibitiva… 20-30 secondi e inizia a far male dal freddo. Nonostante il sole scende qualche goccia giusto per ricordarci che un po’ d’acqua va presa tutti i giorni.

Anterselva

Siamo quindi a domenica, nel giorno del rientro. L’idea era quella di passare dalla Val Badia e fare il pezzo del Sella ronda mancato nel 2012 ma il gestore dell’albergo ci avverte di una gara di bici nella zona, con strada chiusa tutto il giorno. Mai consiglio più prezioso perché oltre a questo ci consiglia il Passo Giovo, tra Vipiteno e Merano.
E’ un passo alpino di quelli che adoriamo… Si sale da una valle chiusa e con poca visibilità che tutto d’un tratto si apre e i panorami sono a 360°. Oltre alla strada ottima ovviamente. Mille grazie al gestore dell’Haus am Park di Rasun di sotto.


Ultima tappa del giro, consigliata anche questa ma da un motociclista trovato al bar del Monte, è il passo della Mendola, vicino a Bolzano. Scendendo dal passo Giovo e dirigendoci verso Bolzano ci abbandonano le vette dolomitiche in favore di montagne più basse e completamente ricoperte da vegetazione. Con questi presupposti pensiamo quasi di trovare un “passetto”, comunque non comparabile con i passi alpini fatti in precedenza.
La realtà non è molto lontana, il passo della Mendola è a soli 1300m di altezza, ma non ci importerà perché la cosa importante qui è la strada: una pista legalizzata, con asfalto perfetto e abrasivo (tutti e 3 avremo le gomme con i truccioli), tutti i tipi di curve e guard rail per motociclisti. Arriviamo su in un baleno, passati spesso anche da supersportive in tuta completa. Veramente una strada da fare, grazie del consiglio, lo darò sicuramente anche io.

Gomme Mendola

Scesi dalla Mendola purtroppo siamo al termine del nostro giro per quest’anno… puntiamo mestamente Reggio con 38°C che ci accolgono a braccia aperte a Bolzano per non mollarci per tutta la A22, da pazzi.
Un grandissimo ringraziamento ai miei compagni di avventura, Andre e Alby per questi 1440 Km insieme. Un giro fantastico, come sempre!

 

I famosi selfie controsole da ogni posto!

 

Mappa senza autostrada

Giro 2015

 

 

 

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