Nürburgring Nordschleife - Copertina

Il nostro viaggio al Nürburgring

Il nostro viaggio di 5 giorni attraverso 6 nazioni per arrivare al Nürburgring. Le nostre giornate in moto, i passi di montagna, le serate insieme e ovviamente le nostre emozioni nel girare nell’inferno verde. Tutto in questo articolo! Buona lettura.

Let’s go!

Quando la meta è lontana, c’è poco da fare: toccano tanta autostrada e molti km. Per levarci un po’ di torno la prima parte decidiamo quindi di trovarci alle 5:30 di mattina per partire. Moto carica, tutto pronto dalla sera prima, apro la serranda pronto per una nuova avventura e… acquazzone. Avete presente la sensazione, no?

Viaggio al Nürburgring - La sensazione della partenza

In questi casi Vasco direbbe “e va bene così…. senza parole!!!”. Ma la carica non ci manca! 4 bei moschettieri carichi e pronti per partire inzuppati per una nuova avventura.

Abbiamo:

  • Io con la ZSX, rinominata amichevolmente “il Bisonte” per il carico di bagagli che rendeva la guida simile ai movimenti del citato quadrupede.
  • Denis con la sua Z, che perdono purtroppo il bauletto old school per guadagnare due borse cinesi.
  • Boro con la ZSX in versione 2017, una moto che “lascia il segno”.
  • Fra con la Multistrada, lasciati un po’ per ultimi perché… cosa ci fa una Multistrada con 3 Kawasaki? Tutto bene, niente viti perse e sempre accesa al primo colpo.

L’obiettivo della prima giornata è portarci un po’ avanti in Germania, il Nürburgring è lontano e vorremmo avvicinarci il più possibile. L’albergo è infatti a Freudenstadt, una ridentissima cittadina nelle foreste tedesche… scelta in realtà perché era una di quelle città che Google Maps ti mostra anche quando zoomi un po’ in fuori.

 

La penombra della mattina, l’autostrada e la pioggia non li consiglio a nessuno, ma tutto sommato passano via in fretta e verso Trento la pioggia ci lascia definitivamente. Il morale si alza ancora di più, usciamo a Bolzano e puntiamo il confine verso il lago di Resia. La cosa strana è che pur essendo mercoledì mattina c’è un traffico incredibile: ma dove vanno tutti?

L’Austria cerchiamo di attraversarla evitando le autostrade e la vignetta, facendo anche un’inversione a U degna dei migliori criminali… speriamo niente multe. La tappa per il pranzo è sul lago di Costanza. Prima sorpresa: il tedesco non lo sappiamo, zero meno. Neanche una parola per sbaglio, però troviamo sempre qualcuno che parla italiano, anche quando ci facciamo fare le foto e la ragazza risponde ai commenti (su di lei) dicendo “io parlo un po’ italiano, perché canto in italiano”. Bene! Speriamo comunque canti meglio di come fa le foto però.

Viaggio al Nürburgring - Lago di Costanza
Lago di Costanza

Il lago di Costanza non l’abbiamo visitato oltre, ma guardandoci un po’ attorno mentre proseguivamo il viaggio è bello lungo, non finiva mai. Comunque, siamo ormai in Germania, le autobahn sono gratuite, ci entriamo per arrivare prima in albergo.

Qui il limite è dei 100, lì dei 120, là dei 130… ma non erano senza limite qui in Germania? In realtà conoscevo il cartello di fine limite ma ho fatto l’indiano in auricolare.

Viaggio al Nürburgring - Fine limite
Con questo segnale… scatenate l’inferno

Almeno due citazioni famose dicevano “al mio segnale… scatenate l’inferno”, no? E non appena trovato il cartello ho passato tutti quanti stile puntino giallo e verde urlando: “amici belli, qui non c’è il limiteeeee”. E così abbiamo passato un pomeriggio e il restante tragitto.

Citazioni sparse:

No dai io non posso fare più dei 160, poi mi vibra il manubrio per le valigie

(passa qualcun altro ai 180) …dove vai, ti prendo!!

Oh però è un lavandino la moto a queste medie…

Arriva un Porsche, andiamo!

Non possiamo andare sempre ai 200, però mettiamoci d’accordo su una velocità da tenere. 170?

A Freudenstadt ci aspettavano sauna e piscina, il grande must per giornate così. Il problema però è che Freudenstadt è una cittadina talmente ridente che alle 9 (ormai 10) di sera è un po’ difficile trovare da mangiare, ma ce la facciamo. “Pizzeria da Nino”. Entriamo, neanche due parole in inglese e il cameriere risponde con un “siete in 4?”. Cucina italiana surgelata e rivisitata in chiave tedesca, ma almeno parliamo in italiano e ci capiscono. Dopo cena troviamo anche macchine piene di croati scatenati in giro per il paese, contenti che la loro nazionale sia in finale.

Giorno 2, trasferimento al Nürburgring

Per il secondo giorno l’obiettivo è solo di arrivare nei pressi del Nürburgring dove abbiamo l’albergo. Niente cose da vedere, solo trasferimento.

Passiamo in realtà per delle bellissime strade statali nelle foreste tedesche piene anche di giovedì di moto che scorrazzano su e giù in piega… non male davvero. Tagliamo anche per la Francia, giusto per non farci mancare nulla, ma ne ricordiamo solo dei pezzi di statali in via di riasfaltatura e fatte solo di ghiaia. Un ottimo passatempo per fare qualche solco in accelerazione ma nulla di più. Ridendo e scherzando torniamo in Germania, ma il paesaggio non offre mai gran che, quindi ci ributtiamo nelle autobahn, facendo molto presto ad arrivare ad Adenau, dove abbiamo l’albergo.

Talmente presto che scatta l’idea: ma se girassimo già oggi al Nürburgring? Complice anche l’albergo, a fianco dei tornantini di Adenau e con il disegno del Ring impresso nelle mattonelle del pavimento della camera, inizia a salirci la smania e la voglia di entrare: sì dai, andiamo!

Viaggio al Nürburgring - Il nostro albergo
Il nostro albergo

Via la valigie, action cam pronte, tuta, prima dentro… gas (sì, gas eh, non altro) a martelloooooo…. e andiamo! L’emozione continua a salire, quando arriviamo nella strada che affianca il Döttinger Höhe (il rettilineo principale) ormai non stiamo più nella pelle. Avete presente i bambini davanti ad un parco giochi che indicano la ruota panoramica che sporge dalle recinzioni?

Biglietto per 2 giri e ci presentiamo alla sbarra.

Nürburgring Nordschleife, eccoci

 

Le emozioni sono sempre imprevedibili, per questo le cerchiamo. Per anni la fama di questa pista l’ha preceduta nei nostri pensieri e mano a mano che programmavamo il giro prendeva sempre più forma. Poi è arrivata l’Xbox con Ride 2 e ci abbiamo girato fino a consumare i joystick. E alla fine, eccoci qua, la sbarra si alza ed entriamo.

Dopo i km macinati nel gioco e su YouTube, la pista è la stessa, ma è tutto amplificato: è più larga e le pendenze sono molto più accentuate. Sappiamo bene come e dove girerà, ma non è facile darle confidenza. Un attimo prima stai uscendo di curva, un attimo dopo ti ritrovi schiacciato dalla forza di gravità per la discesa e la curva successiva è arrivata in un attimo. Come la Porsche che ci seguiva. In questo primo giro ci divertiamo molto perché abbiamo gli intercom, ci diciamo dove dare gas, dove frenare per non entrare nell’erba e quando arrivano le macchine.

Il traffico in questo pomeriggio è molto, passiamo solo due utilitarie, ma il resto del parco auto ci monta sulle orecchie e bisogna fare 4 occhi. Freccia a destra, facciamo passare, e via di nuovo a divertirci nell’inferno verde.

Viaggio al Nürburgring - In pista

Al termine del giro siamo carichissimi, non ci sembra vero di averci finalmente girato. Rimaniamo nel parcheggino all’uscita a scambiarci impressioni ed emozioni per un po’ ma non sappiamo bene se spendere il nostro secondo giro ora o il giorno seguente. Siamo un po’ combattuti, ma alla fine decidiamo di rientrare.

Mi presento alla sbarra io, si alza e mi fermo per mettere via la scheda e rimettermi i guanti. Agli altri non si alzano le sbarre. Sono attimi un po’ concitati, ma gli addetti sono irremovibili, non si può più entrare e non li fanno entrare. Non capiamo bene il perché, ma io sono dentro, loro fuori e non fanno entrare più nessuno.

E quando dico “più nessuno”, intendo proprio così. Da qui è partito uno dei quarti d’ora più emozionanti che abbia mai vissuto in moto (e forse anche nella vita).

Una superpole vecchio stile

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Un po’ come succedeva in SBK quando c’erano le vecchie qualifiche, il giro secco per un pilota soltanto. Ecco quello che ho fatto io. Nessuna Porsche, Audi o BMW negli specchietti, nessuna utilitaria davanti (una sì a dire il vero), tutti i 20Km del Nordschleife per me.

Quando sono sceso dalla moto ho fatto un vocale di 3 minuti e 50 (di sottofondo nel video qui sopra), ne avevo di adrenalina da scaricare!! La cosa che ho ripetuto più spesso era che mi sembrava di essere nel videogioco di Ride 2, non tanto perché guidassi con quella velocità, ma perché potevo fare le traiettorie che volevo, scegliere dove e come aprire il gas e quando frenare. Al Ring. Impagabile.

Nella prima parte dove sapevo che c’è da pennellare le traiettorie ho tenuto sempre la terza credo… giù e su di giri solo per il piacere di guida. Poi il salto (dove ho chiuso il gas) e la parte un po’ più veloce, ma dove non ho tenuto aperto come avrei pensato perché… quando una curva è cieca, puoi anche sapere più o meno dove va, ma se è la seconda volta che la fai chiudi comunque un po’ il gas. Discese con compressioni da schiacciare sul serbatoio, poi salite.

Quindi la parte “dell’albergo” (zona Adenau) dove vedi che c’è il pubblico che ti guarda e ti gasi, il tratto veloce (più del precedente) e il Karussell, la storica parabolica in cemento. Le macchine ci sguazzano, ci si tuffano dentro e sembrano dei proiettili… noi poveretti in moto non sappiamo bene come prenderla: dentro sembra di fare enduro, sopra ha provato Denis ed è tutto sconnesso… non rimane che la parte inferiore.

Nel tratto di ritorno, quello che preferisco e che mi faceva fare i tempi all’Xbox, è un susseguirsi di curve dove sei più veloce quanto riesci a preparare la curva successiva sacrificando la precedente. Oltre ai saliscendi e alle curve cieche. Come si fa a non apprezzare un rollercoaster così?

Infine… la seconda parabolica, che decido di non prendere per fare una piega “normale” nell’asfalto adiacente e… il Döttinger Höhe. Questa volta non ho nessuna Aston Martin davanti, apro tutto quello che c’è da aprire e diventa tutto piccolo piccolo. Che bello sarebbe poterlo fare tutto… ma appena appoggio la sesta i birilli sono ormai vicini e mollo.

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c’è
Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
emozioni

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In seguito ho poi scoperto cosa era successo: la Civic che si vede a destra verso la fine del video dove mi danno le bandiere gialle era da recuperare, quindi hanno chiuso la pista e fatto entrare il carro attrezzi.

Che si fa per un altro giorno?

Dopo aver girato e aver smaltito l’adrenalina (mi ci è voluto un po’), mi è salito un senso di tranquillità imbarazzante… e nonostante tutti i propositi della vigilia ho appeso la tuta al chiodo e non ho voluto fare di nuovo un giro il giorno seguente. L’albergo però era già prenotato e Denis, Boro e Fra dovevano ancora fare un giro.

Cena quindi al ristorante italiano di Adenau, dove parliamo ancora una volta italiano senza problemi, letto e improvvisiamo come passare la giornata seguente. La pista infatti apre alle 17:30 nei giorni lavorativi.

Non mi era mai capitato in un viaggio in moto di poter lasciare la moto parcheggiata e trovare qualcosa da fare “a piedi”, ma così abbiamo fatto. Il museo del Nürburgring in realtà ci è venuto in aiuto, perché abbiamo passato lì la maggior parte del tempo.

Prima un po’ di sportellate sui kart elettrici, ma con casse stereo e rombo sintetizzato che un Ferrari con scarichi aperti può solo accompagnare, poi shopping al negozietto del merchandising e infine museo. E’ davvero un gran bel passatempo, per 10€ lo consiglio e ne vale la pena.

Oltre ovviamente a qualche macchina esposta e alla storia del tracciato ci sono dei simulatori di guida con camion e vetture formula dove è possibile girare nel circuito GP del Nürburgring in LAN, così da fare un altro po’ di bagarre. Poi il circuito con le macchinine tipo Polistil, dove siamo tornati tutti bambini, e la stanza con le pistole laser, dove non si capiva nulla, ma sparare ai laser ha sempre il suo perché, anche in tedesco.

Girate che vi faccio il video

E’ quello che ho detto agli altri. La pista nel frattempo avrebbe riaperto e io mi sarei piazzato ad Adenau nelle curve Ex-Mühle per riprenderli.

Nürburgring Nordschleife - Postazione foto
La vista sulla pista da Adenau

Che impressione però le auto… a vederle dagli spalti fanno davvero spavento. Piombano giù dalla discesa prima del tornantino come sassi in caduta libera, poi frenano e via dietro il bosco con un boato e i cavalli scaraventati sull’asfalto. Scarichi aperti, scarichi più aperti e gente senza scarico… più o meno l’andazzo è questo. Chi gira con i “taxi” (le auto dove fai un giro a bordo con un pilota) sembra iscritto e partecipante ad un gran premio del mondiale turismo. M3, Porsche, Jaguar F-Type… dei missili.

Il tutto mentre aspetto i miei amici divorando la batteria del telefono perché ho sempre la fotocamera pronta. Dopo un po’ ci mollo e spengo lo schermo del telefono… proprio mentre vedo comparire Denis. Ci avrei scommesso.

Infatti preso dal panico ho premuto due volte e non gli ho praticamente fatto il video… né a lui né a Boro che seguiva, ma sono riuscito a farlo a Fra.

In caserma con la polizia

Fatto il video torno in camera ma dopo poco arriva una chiamata: “Dany puoi venire qua? Boro ha preso contro ad una macchina, niente di preoccupante, ma il tipo sta chiamando la polizia…”.

In buona sostanza: in una curva a destra Boro non ha visto arrivare una BMW M2 da sinistra e ha piegato. Nel ridare gas ha alzato la moto ma c’era l’M2, che nel frattempo aveva chiuso la traiettoria tagliando la strada. Risultato, moto leggermente segnata, nessuna caduta e macchina con il paraurti da cambiare.

Nürburgring Nordschleife - Ricordino sulla M2

Il tedesco voleva avere ragione, Boro anche. La fregatura del Ring è che è una strada con il codice stradale “normale”, solo è a pagamento, a senso unico e senza limiti di velocità.

Il tedesco quindi ha avuto la brillante idea di chiamare la polizia per risolvere la cosa… che comunque non si è risolta. Un paio d’ore dopo e in caserma, i poliziotti dopo aver visto i video di entrambe le GoPro hanno deciso per un bel 50-50, con però due multe da pagare: a Boro la multa di 120€ per guida “in mezzo alla carreggiata” (in un circuito…) e al tedesco 150€ (più la chiamata alla polizia, a pagamento) per aver fatto un sorpasso in zona non consentita e guida pericolosa. Ma non era meglio risolverla senza polizia?

Pizzeria Ristorante Mamma Mia

Archiviata la multa, per la sera andiamo a cenare vicino al cancello di ingresso del Ring, con il castello del Nurburg come cornice di sfondo. La dritta ce la dà un collega di Fra, la cui cugina è proprietaria di questo ristorante. Anche qui parliamo italiano tutta la sera con la titolare, Elisa, e il fratello.

Chi capita in questa zona mi raccomando faccia un salto da questi ragazzi. Si mangia e si sta davvero bene. Pur con i migliori propositi, hanno provato ad importare i piatti come piaccono a noi, ma i tedeschi non ne vogliono sapere… a loro piace la cucina italiana rivisitata in chiave tedesca.

Abbiamo provato la “pizza carbonara”, una pizza con sopra tutto quello che c’è nella carbonara… tranne la pasta. Buonissima.

 

Austria

Tutto fatto quindi al Ring, ma il ritorno? L’avevamo accantonato e lasciato in sospeso proprio perché nessuno voleva fare 1000Km per poi non girare in pista. In caso di maltempo, pista chiusa per indicenti o altro… volevamo assicurarci di poter girare.

Ecco quindi che computer alla mano abbiamo dato una rapida occhiata alle mete possibili e con due giorni a disposizione abbiamo optato per il Tirolo: quel Silvretta mancato l’anno scorso ci era rimasto lì.

L’idea era di dirigerci in Austria passando solo per le autobahn per poi svalicare sul confine austriaco e dormire vicino al Silvretta. Idea ottima… peccato che al sabato mattina ci siano moltissimi tedeschi, per non dire tutti, in marcia sulle strade. Sarà perché sono gratis, sarà perché fa caldo… sono tutti in giro. Finiamo per farci quasi sempre colonna e per prendere anche un po’ di pioggia veloce, ma comunque arriviamo a destinazione.

Nürburgring Nordschleife - Hockenheim
Nel trasferimento siamo passati anche da Hockenheim

La cosa bella dei tedeschi, oltre a come tengono le autostrade e al fatto che spesso siano senza limiti, è che in caso di colonna si aprono tutti lasciando lo spazio al centro, sfruttato dalle moto e dai mezzi di soccorso.

All’attenzione della giornata, solo di trasferimento, vanno un paio di punti:

Nürburgring Nordschleife - Manometro portatile
Il compressore portatile pubblico
  • Il modo di fare la pressione delle gomme dal distributore: c’è un marchingegno con sopra il manometro e un filo molto corto per gonfiare la gomma. Fra parcheggia il Multistrada quasi contro il muro e ha bisogno di Denis per leggere la pressione. Se provano ad allungare un po’ il filo si sente un “pssss… pssssss” poco invitante… al punto che ci chiediamo: “ma uno in macchina come fa? La sposta 4 volte?” Neanche il tempo di finire la frase e provo a prendere in mano tutto il marchingegno gonfia-gomme: era portatile.
  • Vicino al confine austriaco passiamo da un paesino sperduto in mezzo al nulla e c’è un branco (e qui “branco” è abbastanza appropriato) di ragazze che assalgono i passanti festeggiando per un addio al nubilato. Son pur sempre felicemente sposato e un papà, quindi qualche sorriso, mi divincolo, passo le ragazze e mi fermo. Guardo indietro… gli altri tre sono belli che fermi a fare foto e a sguazzare nella situazione. Ho seriamente pensato che avremmo passato lì le prossime ore!!!

Anche per questa sera riusciamo a schivare il tedesco e l’inglese: nella coppia di titolari dell’albergo, la ragazza è italiana. Non siamo riusciti a salutarla perché nella notte è dovuta correre in ospedale… la piccola che aspettava scalpitava per nascere. In bocca al lupo a voi e alla vostra famiglia!

Silvretta finalmente

Un po’ come il primo giorno… siamo all’ultimo e abbiamo la carica per ambire ad una meta sognata da tempo. Ci alziamo, guardiamo fuori e…. è brutto.

Ormai però siamo qua, ci dirigiamo verso il Silvretta, paghiamo al casello i 12€ per la strada e non possiamo fare a meno di notare che il simbolo del posto è un bel sole. Ironia? Macché! Arriviamo sul lago più grande e il sole inizia a fare capolino, aprendo il cielo e non mollandoci più per tutta la giornata.

Niente da fare, gli austriaci quando fanno pagare le strade, lo fanno perché ti garantiscono un asfalto impeccabile, panorami mozzafiato e ampi parcheggi. Il Silvretta è tutto questo: due laghi artificiali per alimentare una centrale idroelettrica incastonati in una cornice bellissima tra le alpi, con un colore stupendo e una strada tutta tornanti per salire. Se non ci siete ancora stati… andateci!

Già che ci siamo proviamo anche a fare un video per fare invidia a Fabbry che non si è potuto unire al giro ma mentre lo filmiamo si aggiunge al coro un collega di Fabbry che era lì anche lui in moto… scena da film.

Svizzera, o CARA Svizzera

Messa la spunta anche sulla voce Silvretta del nostro taccuino abbiamo due scelte… tornare a casa per la Brennero o attraversare la Svizzera e tornare a casa da Como. La seconda ci convince maggiormente perché sulla A1 in direzione sud chi mai ci sarà la domenica pomeriggio? Nessuno. Infatti, sulla A1, nessuno, ma non si può dire altrettanto di tutta la zona dei laghi attorno a Como, passati in colonna e a fare slalom tra le macchine. Noi italiani in macchina non ci spostiamo certo ai lati come i tedeschi… ma almeno passiamo il tempo rispondendo ai cori dei clacson che iniziavano Fra, Denis e Boro.

Comunque, tutto questo voleva dire passare dalla Svizzera. E ci siamo passati, pur essendoci ripromessi di non farlo più visto i precedenti dell’anno scorso. Morale? Pizza margherita per guardare la MotoGP… 17 CHF. Facciamo davvero basta con la Svizzera!!!

Almeno il passo dello Spluga ci ha regalato un bel paesaggio e una strada stretta paragonabile a quella del Gavia.

Un saluto e al prossimo giro!!

Contando i messaggi di iliad sul telefono, in fin dei conti abbiamo attraversato 6 nazioni in questo giro (Italia, Austria, Germania, Francia, Liechtenstein, Svizzera), per un totale di 2370Km. Un grande saluto e abbraccio ai 4 moschettieri con i quali abbiamo macinato i km, condiviso le ridate negli intercom e piegato al Ring e tra i passi. Ciao!!!

Nürburgring Nordschleife - Grazie
Ciao a tutti!!

2 thoughts to “Il nostro viaggio al Nürburgring”

    1. La prima volta che mi sono presentato alla sbarra e ce l’avevo accesa me l’hanno fatta togliere. Una volta dentro però mi sono fermato per darla ai marshall nella corsia di ingresso ma mi hanno detto che potevo tenerla.. quindi non ho ben capito quale sia la logica!! Di sicuro addosso e sul casco non vogliono, sulla moto è più tollerata

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