Yamaha Dolomiti Ride 2019 e Cremona Circuit

Sono riuscito a provare in due giorni R6, Niken GT, Teneré 700 e XSR900 tra Dolomiti Ride 2019 e Cremona Circuit. Come vanno?

Beh, prima di dire come vanno bisogna sicuramente ringraziare la Yamaha. Mentre altre case si impegnano a far provare la sola gamma in pista e altre la sola gamma in strada, loro coprono entrambe e… come se le coprono!

Sono sicuramente sulla giusta strada per riuscire a convincere anche chi come me non ha intenzione di cambiare moto a pensare ad un loro prodotto. Bravi, non c’è che dire.

Come si fa?

Partiamo dal Dolomiti Ride: 3 giorni a Campitello di fassa con tutta la gamma strada (escluse R1 e R6 in pratica) a disposizione e prenotabile via internet. Test ride di 30-45 minuti in cui da Campitello si va verso il Passo Pordoi o il Passo Sella… cioè, capito? Mica “prendi la moto in città e in 15 minuti torna qui”… qui parliamo di farsi un passo di montagna andata e ritorno!

Se già lo scorso anno con l’edizione a Molveno avevano colto nel segno, quest’anno hanno sicuramente sfiorato la lode.

Al di là della location azzeccata, un test ride dovrebbe sempre essere fatto così. Perché a meno di potersi tenere la moto una giornata intera, farsi una ventina di chilometri tra le curve di un passo permette di familiarizzare con la moto nuova e capirci qualcosa nell’habitat in cui solitamente le usiamo.

L’unica cosa che mi viene in mente di meglio per dare la lode è quella di trasferire il campo base direttamente al piazzale del Passo Pordoi e far partire i demo ride da lì… magari con il Sella-Ronda. Lo so, non mi basta mai… ma chissà che i consigli non siano bene accetti.

La prova in pista invece mi trovo a raccontarla un po’ stile cold case… perché risale al 5 Aprile. Portate pazienza, sempre ammesso che troviate interessanti le mie impressioni, ma con due bimbe va a finire che voglio dedicare tantissimo tempo libero alla famiglia, quello che resta ad andare in moto e… poco tempo al sito. Migliorerò.

Dicevo, 5 Aprile, organizzato sostanzialmente come Aprilia: prenotazione al telefono, a pagamento, e si gira. In Aprilia devono aver capito che non la compro l’RSV-4 (dopo ben 3 test in pista… hanno le loro buone ragioni), mentre con Yamaha ho qualche possibilità. Bravo il team Pedersoli, Borciani e gli altri ragazzi ad organizzare e gestire il tutto.

Niken GT

L’anno scorso la prova della Niken mi aveva davvero convinto. Shut up and take my money! Peccato che di money, 15.000€ in particolare, non ne avessi… peccato o per fortuna, sta di fatto che mi sono sognato spesso di poter guidare di nuovo una Niken.

Infatti appena aperte le iscrizioni è la prima che ho messo, senza pensarci due volte. Solito briefing che spiega la particolarità delle 3 ruote: Yamaha ha puntato su migliorare la sicurezza a vantaggio, e non a scapito, del divertimento. Ma lo sapevamo già.

Il ragazzo prova anche a dire che salendo con una ruota anteriore sul marciapiede la sospensione assorbe tutto e non si cade. Certo, l’importante però è non metterci anche quella dietro eh…

Lo scooter che si ribalta sul cordolo prima del passaggio del Giro d’Italia a Prato.

Pubblicato da Horas Design su Domenica 12 maggio 2019

Fine della parte noiosa e ci assegnano le moto, non si può scegliere, ma mi va anche bene perché mi assegnano una versione GT. In più rispetto alla normale, oltre ai 1000€, il cavalletto centrale, le borse semirigide laterali, la piastra del bauletto, manopole riscaldate e soprattutto un plexiglass più alto. E colorazioni più brutte.

Un difettino riscontrato a Molveno era proprio la protezione dall’aria e questo nuovo plexiglass sembra fare il suo dovere.

Chiave dentroooo, gas a martelloooo… e andiamo! E’ il primo test ride della giornata, ora di pranzo con poco traffico, ci hanno appena detto che andremo al Passo Pordoi, le aspettative sono elevate.

So bene che con questa moto si può osare un po’ di più e sono carico. Tanto carico che al primo tornantino per uscire da Canazei apro deciso e la Niken accenna una derapata di potenza… mi gasa ancora di più.

Un tornante dopo l’altro, una curva dopo l’altra, saliamo verso il passo e il ritmo non è basso… pazienza per quelli lasciati indietro, il capo fila non si risparmia, ottimo così.

Yamaha Niken Dolomiti Ride 2019

Però è proprio qui il “problema”: ora conosco la moto di più, so cosa permette, sono su una strada fantastica… ma finisco per guidarla come una comune moto a 2 ruote.

So che è più sicura e potrei mollare i freni ed entrare, ma non mi viene da farlo.

So che fino a 45° è praticamente impossibile cadere e potrei piegare tantissimo, ma non mi viene da farlo.

So che si può entrare in curva molto pinzati perché tiene e non scappa, ma non mi viene da farlo.

Non so, per intenderci avete presente quando al cinema si va a vedere un film in 3D? I primi 10 minuti è tutto bellissimo… controcampi ovunque, scritte davanti al naso e proiettili da schivare. Poi passano i minuti, la trama del film ci cattura, l’occhio si abitua e non notiamo più il 3D… tanto che potrebbero cambiarci sala con una 2D che sarebbe lo stesso.

Ecco, non l’avrei mai detto, ma ho provato la stessa sensazione con la Niken. Mi divertivo parecchio, ma non più di una moto con 2 ruote. Nei tornantini provavo ad entrare più veloce, ma il manubrio era un po’ ballerino tanto quanto lo è un manubrio di una 2 ruote appendendocisi a basse velocità.

Yamaha insiste, anche nella presentazione lo ribadivano, di provare ad osare e a fidarsi, ma non credo che forzarmi, pur sapendo che si può in sicurezza, mi porti a farlo.

Quindi? Dov’è finita la magia del 3 ruote? Francamente non lo so… rimane molto affascinante come esperimento e divertente da guidare, ma mi è svanito l’effetto “shut up and take my money”.

Teneré 700

Tanta attesa anche per il “tenerino”. Se il 1200 era ormai il “tenerone”, per la 700 soprannome è già assegnato.

Tenere 700 Dolomiti Ride 2019 Passo Sella

Vista all’EICMA mi aveva lasciato parecchio scettico. Una moto low cost ispirata alle moto da rally, altissima.

Avendo la possibilità di farci un Passo Sella e ritorno invece, posso dire che… sicuramente rimane una moto alta. Non ho potuto provare quella con la sella bassa, ma sulla standard tocco in punta solo da una parte: normale per una moto con 21” e 18”, ma per me un po’ poco. La sella sicuramente nel mio caso andrebbe cambiata con qualcosa di più adatto, anche per ammorbidirla un po’ perché era veramente di marmo.

Però, a parte queste due premesse negative, posso dire che mi abbia colpito. La prima sensazione una volta mossi i primi metri è stata: ah però, allora ci sono moto con una posizione più comoda del mio vecchio F700. E sono sincero, comoda era comoda! Sella a parte.

Amichevole e accogliente, tutto al posto giusto, invoglia a fare km su km per un bel viaggio.

Guidata da poco ma sembra di conoscerla da sempre, mi sono fatto tutto il passo senza sporgermi dalla sella ma guidando con piacere.

Il motore è sicuramente più coinvolgente del rotax dell’F700 e sembra molto più vispo, ma forse… sembra. Lo dico perché nonostante aprissi la manetta e mettessi una marcia dopo l’altra, quando poi mi ritrovavo a guardare il contakm… boh, 80Km/h, 90Km/h… non di più. Che non è un male per certi versi eh, non fraintendiamoci, però…

Forse partivo da molti pregiudizi, sta di fatto che sono sceso con il sorriso pensando che quei quasi 10.000€ sono sicuramente ben spesi per chi compra questo tipo di moto, fino all’ultimo centesimo. Magari per chi è un po’ più sport e meno enduro/tourer una regolata alle forcelle non è male dato che affondano parecchio pinzando con decisione.

Tenere 700 Dolomiti Ride 2019 Passo Sella

XSR900

Il timing di questi test ride ci ha un po’ fregati… li avevamo prenotati uno in fila all’altro ma sono davvero lunghi ed accurati. Tocca rivedere un po’ gli incastri e riesco ad accaparrarmi una XSR900.

Ricordo che l’MT09 non mi era dispiaciuta, la Tracer l’avevo provata quando avevo il GS e quindi mi era sembrata troppo sportiva (buffo vero?) e l’XSR900 cafè racer dell’anno scorso mi aveva piegato la schiena dopo 500m. Bisognava rifare un tentativo.

E che tentativo!

Sicuramente la migliore moto provata della giornata… il motore non sembra nemmeno parente di quello della Niken. E’ lo stesso, forse rimappato, però uno sembra la brutta copia di quello dell’XSR. La Niken ha un suono rauco, quasi bicilindrico, e probabilmente a causa dei suoi 260Kg non dà l’impressione di schizzare in avanti come questa XSR900.

Questa che provo io ha un po’ di tutto dal catalogo pezzi speciali, in particolare lo scarico Akrapovic che le dona una voce meravogliosa, la sella in alcantara, il copri codino monoposto, il faro posteriore a led, il portatarga in ergal e l’unghia sopra la strumentazione.

Un bell’oggettino, piacevole da guidare tra le curve con una posizione naturale e divertente. Non voglio esagerare, anche perché di impulso me ne piacciono tante di moto, ma questa mi ha colpito forse solo come poche l’hanno fatto.

Fa venire tutto naturale, compreso rincorrere i due tester di DueRuote che ci fanno da apripista su per il percorso verso il Pordoi.

Forse un cambio elettronico, almeno a salire, sarebbe veramente la ciliegina sulla torta, ma già così è una bomba. Peccato quasi che non si possa mettere il trittico per le vacanze, altrimenti ci avrei pensato seriamente. Ma a quel punto c’è sicuramente l’MT09 o meglio ancora la Tracer. Eppure, con tutte le attenuanti GSistiche del caso, non mi era piaciuta.

Dai Yamaha, una bella sport-tourer con questo motore? Anche una MT09 semicarenata come era possibile fare con l’FZ1 e l’FZ8. Firmo in bianco!

R6

Yamaha R6 Cremona Circuit Test ride

Che moto vuole provare? E’ disponibile anche la R1-M…”

R6!” 

La centralinista probabilmente mi ha inserito nella colonna ancora vuota dedicata all’R6 a giudicare dal suo stupore. Volevo riprovare qualcosa di umano, non un missile che ti proietta da una curva all’altra, tutto qua.

Il 5 Aprile è un po’ prestino, metereologicamente parlando. Se poi pensate al 2019, con la primavera più piovosa mai vista… non era difficile trovare acqua al Cremona Circuit appena arrivati.

Con un po’ di pazienza però nel pomeriggio un po’ di sole è spuntato e nella foga di fare un test ride in fila all’altro quasi stile cambio pilota di endurance mi infilo in un turno precedente tra i “principianti”. Ero registrato tra gli “amatori” (di più c’erano i “veloci”), ma un ragazzo mi aveva preceduto nell’infilarsi tra i posti disponibili… poi superato 2 volte in pista… soddisfazioni.

Non conosco Cremona Circuit e ovviamente non conosco l’R6, quindi parto con la dovuta cautela. La regola è di fare qualche giro dietro all’istruttore, lasciare strada a tutto il gruppo ed accodarsi ultimi, in modo da ruotarsi a seguire l’apripista.

Tempo due scambi di posizione e siamo rimasti in due, io e uno con l’R1, quindi di fatto l’apripista ci lascia un po’ scorrazzare.

In tanti dicono che l’Euro4 ammazzi parecchio l’R6, che solo scatalizzata mostra la sua cattiveria… probabile, ma non ho desiderato niente di più come potenza in questo circuito. “Perfetta per divertirsi pur non andando piano” è tutto quello che mi veniva da pensare. Posizione in sella specialistica, quasi mi ricordava un po’ la mia Mito II per la chiusura dei semimanubri e la sagoma snella. Ma sono arrugginito, chi lo sa cosa mi ricorda… di certo non l’RSV-4 che, per quanto compatta, era comunque più larga e con i semimanubri più aperti.

Di certo in soli 15 minuti mi ha dato più confidenza che la mia ZSX nei due turni di Marzaglia al Kawa day 2018. Non c’è niente da fare su questo, in pista il semi manubrio è d’obbligo, il resto sono compromessi adatti solo alla strada.

Con un cambio elettronico bidirezionale (ce l’ha solo a salire) e qualche giro in più per prendere confidenza sarebbe stata una giornata molto più memorabile di quanto comunque non lo sia già stata. Ma 70€ ogni 15 minuti di pista, per quanto non siano tanti, quando diventano 140€ o 210€ magari si inizia a dire no… e ne bastano 15.

Test ride Yamaha R6 Cremona Circuit

Dolomiti Ride 2019

Dolomiti Ride 2019 Virgin Radio

Il villaggio del Dolomiti Ride Yamaha era comunque molto ben organizzato, anche se purtroppo un po’ poco popolato… colpa del troppo caldo, del posto troppo alpino, non lo so. Sta di fatto che vedere Melandri e Cortese a fare autografi davanti ad un banco deserto o Di Pillo e Ringo intervistare Botturi con 4 spettatori fa venire un po’ la tristezza. Nessuna colpa a Yamaha, che ha fatto un lavoro egregio, ma ci aspettavamo una folla almeno pari al Kawaday quando era Rea e fare gli autografi.

Chiudo chiedendovi di ignorare la mia abilità nello scattare i selfie…

Sandro Cortese Marco Melandri Dolomiti Ride 2019

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