Colle dell'Assietta

Colle dell’Assietta, Jafferau e Sommelier

Dal 24 al 26 Luglio: un mix di strade bianche in giro per la Val di Susa: Jafferau, Sommelier, Assietta e Finestre. 3 giorni cercando volutamente di stare lontani dall’asfalto per il giro fuori porta di quest’anno.

10 anni di giri “lunghi”

Ho in mente il momento preciso, 10 anni fa esatti, in cui è scattato il click verso la strada più alta: avevamo appena fatto il primo weekend intero fuori porta con le moto, avevo ancora la Corsaro, ed eravamo al Passo dello Stelvio, la prima volta allo Stelvio. Normalmente fai i giri in moto la domenica, vai nei passi e nelle strade dei dintorni, ma vedi lo Stelvio come andare nel posto lontano e ambito da tutti i motociclisti, quindi almeno per dove abitiamo noi, devi programmare tutta la gita.

2010 Passo dello Stelvio

Benissimo, ci arriviamo, bellissimo il giro e bellissimo lo Stelvio, affascinante come solo quel posto riesce ad essere. Poi ci prendiamo un caffè e parte una ricerchina su Internet: “ma è la strada più alta?”. Noooo, ecco il momento preciso.

No, ovviamente non lo è. E’ la più importante forse, ma non la più alta.

Con gli anni e con il tempo abbiamo imparato bene quella speciale classifica e le differenze tra valico e strada.

Il passo più alto d’Europa è l’Iseran. Fatto, l’anno successivo.

La strada più alta d’Europa è quella che porta al ghiacciaio Tiefenbach sopra Solden. Giro organizzato due anni dopo ma non riuscito causa corsa di bici (…quante possibilità c’erano?).

La seconda strada più alta d’Europa è il Colle della Bonette, che con l’anello asfaltato va oltre i 2800. Fatta tre anni dopo.

E così via finché… non abbiamo scoperto che la vera strada più alta d’Europa non è raggiungibile in moto (Pico del Veleta) e il panorama si amplia notevolmente se si includono le strade bianche.

Volendo rimanere in Italia c’è lui… il Colle del Sommelier. Quasi 3000m, sterrato.

L’ho puntato parecchio quando avevo ancora il GS, ma non volevo andare da solo e alla fine l’ho abbandonato. Perché non riprovarci?

Con quali moto?

Bene, ma manca la moto! Con la ZSX non posso andarci di certo, quindi… quindi niente, ho provato a cercarne una adatta ed ecco la Kawasaki KLE 500, presa appositamente per andare sul Sommelier. E qualche altro sterratino durante l’anno.

Se vi state preoccupando leggendo queste righe non temete… la ZSX ce l’ho ancora. La KLE l’ha affiancata giusto per qualche mese e l’ho addirittura già venduta. Meteora.

A fare il giro ci sono anche:

  • Filippo: anche nel suo caso la Panigale 899 non si addice più di tanto alle strade bianche e complice un amore verso la serie Africa Twin ci sfodera una gloriosa Africa Twin del 2002 lucidata e tirata a nuovo.
  • Stefano: per completare la compagnia anche nel suo caso la moto standard (KTM 1290GT) non va bene per il giro, ma molto saggiamente a differenza mia e di Filippo non si indebita e noleggia una KTM 790 Adventure, giusto per rimanere in famiglia.

A tal proposito… se io ho preso un’altra Kawasaki e Stefano un’altra KTM… perché Filippo non ha preso un’altra Ducati? Domanda aperta, risposte nei commenti.

Ok, quindi abbiamo le moto e la meta. Sembra banale ma sono le cose fondamentali per iniziare a pensare al giro.

Vogliamo rimanere scarichi durante lo sterrato, quindi optiamo per tornare al B&B del giro del Vercors, quello con il gong in Val di Susa, e lasciare tutto lì. E così con abbiamo anche la tipologia di giro: giro a stella.

Qualche ricerca su internet, qualche passaparola, qualcosa sapevamo già e vengono fuori anche Assietta, Colle delle Finestre e Jafferau per un totale di 3 giorni. 2,5 dai, il venerdì facciamo solo trasferimento.

Luglio, caldo, sole, afa… ma venerdì pomeriggio invece minaccia temporali ovunque, un grande classico. Passiamo a prendere la KTM dal concessionario mentre viene giù qualche goccia ma poi fortunatamente per tutto il giorno non ci bagnamo. Iniziamo molto bene!

Monte Jafferau e Forte Jafferau

Il nostro sabato prevede Jafferau al mattino e Sommelier al pomeriggio. Assietta no perché è chiusa al traffico il sabato, ma dovremmo già partire bene con i due previsti.

Allora, prima cosa… Jafferau come era prevedibile in effetti non si dice “giafferau” (nonostante sia molto bello e casereccio) ma “dgiafferòu” con pronuncia francese. Ci facciamo dare qualche consiglio dal gestore del B&B che ci vede carichi e afferma: “tanto fate Jafferau, poi siete a Bardonecchia, salite al Sommelier e massimo all’1:30 avete finito… dopo vi consiglio il giro del lago del Moncenisio”.

Mi ha convinto tanto come quando sento qualcuno che mi suggerisce di fare 400-500km di strada normale al giorno… mmm… boh sarà, intanto andiamo a fare il Jafferau.

Disgraziatamente non metto l’itinerario per evitare i pedaggi e imbocchiamo l’autostrada: arriviamo in due minuti eh, ma con beh 7,50€ di pedaggio. Sarà l’influenza francese… ma che mazzata.

Comunque, giornata splendida, nemmeno una nuvola in vista e ci presentiamo all’inizio della stradina sterrata. Facile, bella, in mezzo alle farfalle e qualche cascata… è mattina presto e incontriamo giusto un paio di 4×4 e qualche bici, finché non arriviamo… al bar del Monte.

Bar del Monte... Jafferau
Bar del Monte… Jafferau

Ovviamente è ironia, anche perché il parcheggio del bar del Monte causa covid si è un po’ ridotto… ma ci troviamo ad uno spiazzo con una 30ina di moto e motociclisti a scambiarsi due chiacchiere. Manca solo il bar, ma lo spirito è quello. Con l’aggiunta della polvere.

Ripartiamo, ormai siamo in altitudine e Stefano inizia a prendere confidenza con la K, tanto che ormai farà sempre strada lui. Anche alla galleria dei Saraceni.

Per chi non la conoscesse ancora, è una galleria ad una corsia sola da 800m di lunghezza scavata nella roccia, non illuminata e non asfaltata. Praticamente un colle di tenda senza semaforo, senza asfalto e senza illuminazione.

Esperienza sicuramente da provare… dentro c’è umido e il fondo è bagnato, tanto che arriviamo ad una zona in cui la pozzanghera è larga quanto l’intera galleria. Potrebbe essere come nei cartoni animati: in realtà entri nell’acqua e poi è profonda tanto quanto una piscina da tuffi olimpici, oppure è solo qualche dito d’acqua. Nel dubbio mandiamo avanti Stefano, è sempre davanti per qualcosa, no?

Galleria dei Saraceni

Sbucati dalla galleria ci si apre una stupenda visuale della vallata ormai senza alberi, siamo in quota, e troviamo il primo forte abbandonato. Pausa foto d’obbligo e si riparte.

Il traffico inizia ad aumentare decisamente… ormai siamo verso le 11 della mattina, è sabato, è Luglio, in città fa caldo… 4×4, bici, pedoni e altre moto diventano molto frequenti.

Un consiglio d’oro? Che vale poi per questo e per tutti gli altri posti: andate in settimana o a Settembre: eviterete neve, fango e traffico.

Da questo punto in poi la strada diventa mano a mano più panoramica, siamo sempre più sulla cresta della montagna e gli alberi spariscono. La bellezza che eravamo abituati a vedere sui passi alpini qui diventa ancora migliore: è pur sempre una strada, ma lontana dall’asfalto e più immersa nel nulla. Bellissima.

Il fondo stradale è sempre molto facile, mai bagnato e affrontabile con qualsiasi moto… fino agli ultimi tornanti, dove diventa stretto, ripido e con sassi duri che mettono a (dura?) prova le sospensioni. Ma tanto siamo in salita e basta dare un po’ di gas.

E finalmente siamo al forte Jafferau: 2775m slm. Non voglio sembrare ripetitivo, ma lo sarò: che panorama! Le moto non le andiamo a parcheggiare su al forte ma le lasciamo appena sotto per due motivi:

  1. L’ultimo tratto è un po’ impervio
  2. Sulla base del punto uno, proprio oggi che ci sono molte moto, non vorrei incrociarne lungo il sentierino

Peccato, non faremo la foto delle moto sul forte ma le faremo noi. Sarebbe stato molto bello avere una guida per visitare il forte. Sono solo ruderi, però si sente che di lì è passata la guerra e sarebbe fantastico poterlo sentir narrare.

La folle discesa

Comunque si è fatta quasi l’una, la fame avanza e vorremmo andare verso Bardonecchia. Ci sono due strade: scendere da dove siamo arrivati, tornare praticamente fino alla galleria dei Saraceni e girare verso un’altra strada o affrontare la “ripida discesa sulle piste da sci” (cit. rivista Motociclismo). Scegliamo la seconda.

Nonostante la descrizione, non si tratta certo di far finta di sciare con la moto e andare giù per prati verdi senza alberi, almeno c’è la stradina sterrata che scende verso gli impianti di risalita e si infila nel bosco. Ma le attenuanti finiscono qui.

Per scrupolo chiediamo al proprietario di un GS che era appena salito da quella strada ma il suo commento è: “no no, sono solo andato a vedere com’era… un po’ impegnativa, molto ripida e con sassi non fermi”.

Va beh dai, ha le gomme stradali, che mai vuoi che sia per noi che abbiamo le TKC (tranne Stefano… che ha le stradali). Da lì in poi il panico…

Ho anche smesso di registrare con la action camera da quanto l’ho vista male. Il problema fondamentale era che la discesa era veramente ripida e non si riusciva a fermare le moto nei tratti in pendenza. Il freno dietro arrivava subito a fondo corsa, bloccando la ruota, quello davanti lo usavamo per compensare ma il fondo così incerto a causa dei sassi non piantati nel terreno non consentiva di usarlo di più.

Abbiamo passato una mezz’ora veramente da incubo che ci ha provato fisicamente e meccanicamente (chiedere info al freno dietro dell’Africa), ma meno male è andato tutto per il meglio e ci siamo fermati al rifugio sulle piste verso Bardonecchia.

Colle del Sommelier

La stanchezza e lo sconforto per quella discesa erano forti… tanto che decidiamo praticamente di non andare a fare il Sommelier per la stanchezza.

Complici però i panini (ottimi), il tiramisù (divino) e il riposo quando ripartiamo e il navigatore dice che mancano solo 30km alla punta del Sommelier… proviamo.

Sarà sabato, sarà Luglio… ma quando ci infiliamo nella stretta stradina che da Bardonecchia sale verso Rochemolles incontriamo molte, troppe, macchine. Poi la stradina si allarga e diventa sterrata, ma le macchine non calano. La cosa curiosa è che nonostante il fondo sia sterrato con tornanti e canali di scolo si incontra di tutto: dal Defender alla station wagon ibrida.

Lungo la strada incontriamo anche una RX450h ferma su un panettone di terra ed erba. Chissà come ha fatto a finirci sopra… avesse il blocco del differenziale ne uscirebbe subito, ma la ruota sospesa per aria è l’unica a girare libera. Filippo da grande uomo di mondo ha ben due corde dietro e quindi decide di aiutarli insieme ad un Jimny già fermo sul posto.

La corda che viene definita più forte è quella delle tapparelle di casa sua, perché come dice anche ai malcapitati… “io ho delle grandi tapparelle”. Risultato: messa anche doppia, il Jimny la spezza. Ciao ragazzi, buona fortuna… Filippo non ha altre tapparelle più grandi.

Tira la tapparella… tirala… la

Mentre siamo fermi lì però passa un V-Strom 1000 che si ferma interessato e gli chiediamo un po’ come è la strada verso il Sommelier: “neve ai lati nell’ultimo tratto, con conseguente strada bagnata e i 4×4 che andando su raspano e fanno una poltiglia di fango ben mescolata”.

Voglia di andare fin là e fare un Cervarezza-bis non ce l’ha nessuno, quindi decidiamo di arrivare fino al Rifugio Scarfiotti senza pagare il pedaggio e andare oltre.

Un gran peccato, il Sommelier rimane un bel sogno per tutti ma in quelle condizioni non era possibile con moto da 200kg e gomme non tassellate andare fino in cima. Vediamo passare 4×4 da offroad veri, Enduro, Trial… loro andranno fin su.

Rifugio Scarfiotti verso il Sommelier
Rifugio Scarfiotti verso il Sommelier

Poco male comunque, il rifugio Scarfiotti è in una bella vallata circondato da cascate e per arrivarci bisogna comunque fare due terzi dell’intero percorso.

E un mini guado. Nota per affrontare le pozzanghere e i guadi: è bello farli a gas aperto come si vede nei vari video e foto su internet… molto scenico. Ricordate però che bisogna avere tutto a tenuta stagna, l’acqua che si alza si infila ovunque! Comprese le mie scarpe e gli occhiali di Stefano.

Spllllasssssh

Ma quindi questa KTM 790 Adventure come va? In autostrada l’avevamo bocciata senza mezzi termini: solo un responsabile marketing che vuole vendere le selle in gel avrebbe il coraggio di montarne una così dura. Nello sterrato invece dopo un inizio cauto da parte di Stefano… io e Filippo ci siamo sorbiti tutto il tempo un teppista che ci superava a destra e a sinistra per poi fare derapate controllate con le gomme stradali per riempirci di polvere. Ad ogni bambino il suo giochino, dicevano… a questo bambino il giochino è piaciuto molto!

L’imprevisto Moncenisio

Cosa diceva questa mattina il proprietario del B&B? Ah sì… in mezza giornata avremmo fatto Jafferau e Sommelier e saremmo stati liberi per andare a fare magari il Moncenisio. Allora… in mezza giornata siamo arrivati sì e no al rifugio di Bardonecchia, a metà pomeriggio abbiamo fatto metà Sommelier… quindi le tempistiche non combaciano decisamente, ma andiamo ugualmente al Moncenisio.

Quante volte ci siamo già passati da questo lago? Io almeno un paio… sempre dalla Francia verso l’Italia, prima nel giro dell’Iseran e poi nel giro del Vercors. Mai visto la stradina sterrata che fa il giro del lago… mai eh.

Grazie quindi al gestore del B&B che ce l’ha fatta scoprire. Facile, panoramica, breve… un bel passatempo per godersi il panorama del Moncenisio con il colore azzurro intenso del lago. Una stradina che consigliamo tutti!

Oh, certo, magari per me e Filippo non era proprio così azzurrino ma… azzurrino velato con sfumature di grigio, a causa delle continue sgasate del bullo con la KTM.

Colle dell’Assietta

E così arriviamo all’ultimo dei 3 giorni… sveglia con calma, partiamo in direzione Sestriere, questa volta scegliendo accuratamente “evita pedaggi” sul navigatore e ci presentiamo a metà mattina all’inizio della strada sterrata dell’Assietta.

Il meteo non è così bello come il giorno prima… un po’ velato ma comunque soleggiato e senza preoccupazioni da pioggia. La strada sale dolce, mai difficile e in poco tempo ci troviamo senza traffico in quota. Che bello pensiamo: dai ieri era sabato e c’era più traffico, vedi che oggi non c’è nessuno?

Come non detto. Tempo qualche curva e ci ritroviamo nella situazione del giorno precedente al Sommelier… moto, bici, auto (non posso dire 4×4 stavolta… perché troviamo di tutto) e pedoni in ogni angolo.

La strada rimane in quota senza particolari salite o discese, solo grandi panorami e nessuna difficoltà tecnica… solo piacere di guida, anche se tra il traffico. Bella e consigliata a tutti.

Chicca: così come sulla Cisa anche qui un fotografo amatore si mette a fare le foto. Con la differenza che aggiunge un vero tocco da professionista: un cavalletto in legno annuncia la foto, poi si piazza lui a fare le foto ed infine, girata la curva, un secondo cavalletto in legno indica il sito e lascia addirittura i biglietti da visita. Genio assoluto.

www.photoassietta.com
www.photoassietta.com

Arriviamo così a metà mattina al colle dell’Assietta, con cartello per le foto di rito e ritrovo degli appassionati di ogni mezzo. Non è l’unico colle che si raggiunge… lungo la strada ne facciamo altri 4 o 5, alcuni con cartelli, altri solo con lo spiazzo, ma dà l’idea della conformazione della strada: salita dolce, si rimane in quota per i colli, discesa dolce. Come non si può voler tornare a fare questa strada?

Nel verso in cui la facciamo noi si finisce dritti dritti dove inizia la statale del Colle delle Finestre… che puntiamo a fare. Un po’ stupiti però troviamo che:

  • prima di tutto metà colle è asfaltato
  • sul Colle c’è un tale caos di moto, auto e gente a piedi che quasi non si vede il cartello
  • il tratto sterrato inizia dal Colle e scende verso Susa
  • l’unico tratto bello e caratteristico è quello appena sotto al colle: qualsiasi foto che trovate digitando “Colle delle Finestre” riporta gli ultimi tornanti a salire da Susa… che poi sono tutto il bello del colle
Colle delle Finestre
Colle delle Finestre

Una mezza delusione quindi… forse in parte dovuta al fatto che abbiamo scelto di fare Assietta e Finestre in quest’ordine.

Rimane comunque un’ultima sorpresa: una volta finita la strada sterrata, quella asfaltata è molto atipica. Tutta in un bosco molto fitto dove un tornante tira letteralmente l’altro! Non li abbiamo contati, ma sarei pronto a scommettere su un numero prossimo alla 30ina… un tratto dove la conformazione non varia da tornante destra + 100m in discesa + tornante sinistra + 100m in discesa e così via. Provare per credere, sicuramente una delle strade più particolari e tipiche mai viste.

Ultimo acuto prima di infilarci di nuovo in autostrada e tornare, nella calura di Luglio, in Emilia verso casa.

Last but not least

Un ringraziamento particolare quindi ai miei compagni di viaggio…

  • Filippo detto Phil: per primo perché grazie all’interfono è stato un vero compagno di viaggio in tutti i sensi
  • Stefano detto Lanfranchi: per secondo perché se lo merita dopo le sgasate nella terra e dopo il mancato aggiornamento dell’interfono che l’ha portato ad essere muto per tutto il viaggio

Grazie ragazzi, senza di voi il giro non sarebbe stato così indimenticabile.

Percorso
Link al percorso: https://bit.ly/3fxd5M2

Ah.. e grazie alla KLE! Buona fortuna con il nuovo proprietario… io torno volentierissimo alla Z!

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